sabato 17 ottobre 2015

"Il re è nudo": elogio della "teologia" dei bambini

C'è una fiaba bellissima di H. C. Andersen che si intitola "Il vestito nuovo dell'imperatore". In calce a questo post inserisco il link da cui si può leggere per intero.

Provo a riassumerla in poche parole perché il suo messaggio mi sembra davvero bello e sempre attuale.

Un imperatore desiderava un vestito meraviglioso, che manifestasse tutta la sua ricchezza e potenza. Due furfanti si recarono a corte e, spacciandosi per abilissimi sarti, gli proposero di realizzare un vestito straordinario, cucito con una stoffa particolarissima: si trattava di un tessuto che gli sciocchi e gli stupidi non avrebbero potuto vedere, mentre le persone intelligenti ne avrebbero ammirato tutta la raffinatezza. L'imperatore pensava fosse davvero una bella occasione per riconoscere chi, tra i suoi sudditi, fosse stupido e chi, invece, fosse intelligente.

I due furfanti si misero all'opera. L'imperatore, di tanto in tanto, passava nella sartoria imperiale a controllare il loro lavoro. Si accorse subito, con grande turbamento, che non riusciva a vedere nulla, mentre i due falsi sarti descrivevano un vestito inesistente, inventando giochi di colori, particolari cuciture che ... non esistevano. Neppure il più stretto collaboratore dell'imperatore vedeva nulla, ma tanto era la paura di essere presi per stupidi, che nessuno aveva il coraggio di ammettere la reale inesistenza del vestito. 

I giorni passavano e nessuno a corte vedeva nulla, sebbene i due furfanti affermassero che il vestito era quasi pronto.
La fama del "vestito nuovo dell'imperatore", con le sue magiche proprietà, si diffuse per tutto l'impero, tra i sudditi di ogni luogo.

Venne il giorno tanto atteso: quello in cui l'imperatore, sfilando per le strade della capitale del suo regno, avrebbe omaggiato il popolo con un magnifico discorso. Ci fu fermento ovunque: gli stallieri strigliarono i migliori cavalli, tutte le carrozze imperiali furono abbellite e messe in opera. La corte si preparava a sfilare dietro al loro sovrano.

Questi, impettito, indossò il "vestito nuovo", che in realtà non esisteva. Era letteralmente in mutande, ma si atteggiava come se avesse addosso il più bello degli abiti imperiali.

Iniziò a sfilare per le strade del suo regno, impettito, con scettro e corona.

Nessuno tra i sudditi aveva il coraggio di dire che non vedeva nessun vestito. Ciascuno era terrorizzato dall'idea di poter apparire stupido davanti agli altri. Eppure il re, effettivamente, era nudo, lì davanti a tutti.
Il corteo proseguiva. Un bambino tra la folla, ad un certo punto, dopo aver visto chiaramente l'imperatore davanti a sé, esclamò: "Il re è nudo"!

Le persone lì presenti si voltarono dalla parte del piccolo, che aveva detto la cosa più naturale ed evidente del mondo: il re era nudo davvero, ma nessuno fino a quel momento aveva avuto il coraggio di dirlo.

E' più o meno lo stesso episodio raccontato da un padre sinodale messicano nel corso di uno dei dibattiti del "sinodo sulla famiglia".

Ci sono fior di porporati e teologi che decidono chi ammettere e chi escludere nelle comunità, a chi dare o non dare l'Eucarestia; stabiliscono chi usa la propria sessualità "come Dio comanda" e chi no, chi è libero di amare e chi deve restare casto per essere ben accetto dal Padre eterno.

Versetti biblici citati, altri versetti citati in opposizione ai primi per dimostrare il contrario, frasi altisonanti prese da un Magistero ecclesiastico scritto quando ancora la gente pensava che la Terra fosse piatta, anatemi, scismi paventati, lettere date in pasto alla stampa di cui poi ci si vergogna ... e così via.

In mezzo a questa cagnara fatta di parole, parole, parole, usate da ciascuno per portare l'acqua al suo mulino, si alza un bambino ed esclama: "Il re è nudo".
Un bambino, infatti, mentre stava per ricevere la sua Prima comunione, spezza l'Ostia e ne dà un pezzo alla madre ed uno al padre, entrambi separati e risposati. Lo fa spontaneamente, con molto cuore e con poca testa e senza nessuna "dottrina" di riferimento. 
Il mondo non è cascato, il tempio di Gerusalemme non si è spaccato, non si è fatto buio su tutta la Terra.
Quel bambino ha capito, forse, e meglio di molti altri, che non c'è nessun motivo che tenga per escludere delle persone dalla mensa; la TAVOLA è di tutti, nessuno escluso.
"Prendete e mangiatene TUTTI" c'è scritto, non "TUTTI eccetto....".
Si può essere giusti o meno giusti, affaticati o vigorosi, sofferenti o gioiosi, ma LA TAVOLA è di tutti. Sopratutto se il cibo che mangiamo non ci appartiene, ma è un dono di qualcun altro.
Che si creda o no che lì ci sia veramente (ontologicamente se vogliamo usare le parole dei sapienti) il corpo di Cristo o meno (la maggior parte delle chiese cristiane non lo crede più da un pezzo, come sono molti i vescovi e cardinali che fanno finta di crederlo), è certo che dalla tavola non si esclude nessuno.

L'innocenza di un bambino ci salva, ci riporta con i piedi per terra e palesa a tutti una verità evidente: il re è nudo!

Le dottrine, i pedanti richiami ad una parola che non è di Dio, l'adesione ad un magistero scritto da uomini, sono una nudità che pochi hanno il coraggio di svelare.
Affidiamoci ai bambini, ci penseranno loro.
Sono loro, meglio di chiunque altro, a mettere a nudo le nostre miserie, le apparenze in cui ci immergiamo, le nostre frustrazioni camuffate da virtù.
Forse per questo Gesù invita a "farci piccoli", a ridiventare innocenti come i bambini.

Ma un Dio che perdona senza "se" e senza "ma" è il terrore dei frustrati, lo spauracchio di chi subisce la gabbia che ha costruito in suo nome. E questo il bimbo ancora non lo sa. Per fortuna.

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