martedì 13 ottobre 2015

Povero Marino: è più fesso che disonesto.

Non ho intenzione di fare nessun intervento politico, sia perché non sono in grado, sia perché non sono in nessun modo schierato, né con un colore, né con un altro. E per fortuna, aggiungo. 

Penso, però: In Lombardia, in queste ore, stanno scoperchiando una pentola che nasconde fior di tangenti nella sanità (Di Pietro dov'è finito?), in Parlamento abbiamo un esercito di condannati in odore di mafia, in Sicilia ci sono ex consiglieri comunali che guadagnano più di Obama, oltre che il quintuplo dei forestali che ci sono in tutto il Canada... E in Campidoglio si passano al setaccio gli scontrini delle cene e di qualche pranzo di Marino. In più si crea un caso mediatico su un invito rivolto a Marino a Philadelphia durante la visita del Papa: lo stesso Papa affermerà in aereo che non lo aveva invitato, ed oggi, colpo di scena, viene diffuso dalla stampa il documento originale dell'invito che il vescovo di Philadelphia, insieme al sindaco della città, avevano rivolto a Marino. 

Ignazio Marino, quindi, ha detto la verità.

E ora? Tutto il caso mediatico pompato? Le prese di posizione del Vaticano, da quando Marino ha iniziato a registrare le coppie omosessuali in un apposito registro in Campidoglio, sono state senza dubbio un valido motivo per il PD per abbandonare la nave e lasciare lì solo il sindaco- chirurgo.
Ne viene fuori una sconfitta mediatica di Marino, ma non politica, né morale. Forse è stato più fesso che disonesto, più sornione che incapace. In ogni caso esce a testa alta. Se non fosse per quelle buche lungo le strade della Capitale che prima del suo governo non c'erano mai state, proprio mai.

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