lunedì 16 novembre 2015

La violenza che ha radici antiche. Di Elena Agostini

Riporto una riflessione interessante e intelligente di Elena Agostini, insegnante.

Viviamo in un coma indotto, narcotico da cui ci si risveglia sempre bruscamente, a forza di terrificanti colpi di violenza. 
Una violenza che ha radici antiche.
Ci addolora pensare che gente innocente, intenta a trascorrere una serata di serenità, di musica, di festa o di sport dopo una settimana di lavoro ha trovato la morte, una morte assurda.
Ma perché anche queste morti non siano invano, dovremmo scuoterci dal torpore che avvolge le nostre coscienze. 
E prendere atto che il mondo sta chiedendo conto di decenni di politiche internazionali scellerate, di un imperialismo economico che ha messo tanti popoli alla fame, ha relegato intere generazioni nell’ignoranza, nella povertà, nel sopruso, nella privazione. 

E tutto questo non può che generare violenza.

Li hanno armati, sfruttati, indottrinati, usati, manovrati come marionette, ora contro questo, ora contro quell’altro, celandosi dietro l’idolo di una religione che non esiste, perché nessun dio vuole la morte.
I morti non hanno colore e sono tutti nella pace.
Piangiamo i nostri morti, ma mentre lo facciamo ricordiamoci di tutti gli altri morti innocenti. Di tutti i giovani palestinesi, kurdi, libanesi, iracheni, afgani, ucraini, ceceni, turchi, siriani messi a morte dai giochi di potere prima ancora che dal fuoco delle granate.

Piangiamo chi è uscito fuori a cena ed ha trovato la morte, ma ricordiamoci che c’è chi la cena non la trova mai neppure dentro casa.

Piangiamo chi non c’è più senza dimenticare chi è al mondo senza che gli sia concesso di esistere davvero. Difendiamo la nostra civiltà senza ignorare che gran parte del globo non sa leggere, non sa scrivere, non sa cosa dar da mangiare ai propri figli e prima ancora di tempo libero vorrebbe tempo per vivere.

La violenza si sradica costruendo ponti, strade, pozzi, scuole, campi coltivati, cultura, non innalzando barricate o producendo armi.

Senza giustizia non c’è pace.


Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, 
perché saranno saziati.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.

Nessun commento:

Posta un commento