martedì 14 giugno 2016

Don Pusceddu superstar ...


La bufera scatenata da don Pusceddu, sacerdote sardo, pare non placarsi ancora.

Contattato dai conduttori della trasmissione radiofonica "La zanzara" ha avuto l'opportunità di chiarire ciò che aveva affermato durante l'omelia: non avrebbe augurato la morte fisica degli omosessuali, ma quella spirituale, che è cosa diversa.

Dopo questa precisazione - tralasciando il suo paragone tra la gravità dell'atto omosessuale e quella degli atti di pedofilia - sembrava ci fossero tutti gli estremi per placare gli animi. Per di più è passata in secondo piano anche l'affermazione per cui "Quel ragazzo, che ha fatto questo gesto (la strage di Orlando), andrebbe veramente giustiziato lui", in barba alla contrarietà della Dottrina alla pena di morte. Ma questo ci sta, è un'iperbole che serve per colorire il discorso.

Dicevamo, ha augurato la morte spirituale, quindi, non quella fisica.

Ma la morte spirituale, per chi crede nella vita eterna, non è forse più grave di quella fisica, poiché consiste in una suprema ed interminabile dannazione? 

Per chi crede nell'immortalità dell'anima e nella continuazione della vita dopo l'esperienza terrena, invocare la dannazione vuol dire augurare la peggiore delle sciagure, il naufragio del suo intero "essere".

"Ma non sono io a farlo, è lo stesso San Paolo che lo dice! E' parola di Dio!" è questa l'obiezione del prelato.

E quindi? San Paolo parla con disprezzo anche delle donne; si legga la prima lettera a Timoteo a questo proposito, che forse molti ignorano:

"[11]La donna impari in silenzio, con tutta sottomissione. [12]Non concedo a nessuna donna di insegnare, né di dettare legge all'uomo; piuttosto se ne stia in atteggiamento tranquillo. [13]Perché prima è stato formato Adamo e poi Eva; [14]e non fu Adamo ad essere ingannato, ma fu la donna che, ingannata, si rese colpevole di trasgressione. [15]Essa potrà essere salvata partorendo figli, a condizione di perseverare nella fede, nella carità e nella santificazione, con modestia"

Quindi perché non pronunciare un'omelia di condanna delle donne? 

"Ma perché quello era un altro contesto storico! Dobbiamo contestualizzare il testo biblico!" risponderebbe il prelato. 

Ma perché la questione sulle donne va contestualizzata e lo stesso non vale per la condanna dell'omosessualità?

 Mistero della fede.

A questo proposito può essere utile la riflessione del prof. Mauro Pesce, docente di storia del Cristianesimo presso l'Università di Bologna, sul modo di interpretare le parole di Paolo rispetto alla citazione che ne ha fatto don Pusceddu, riferendosi alla Lettera ai Romani:

Il problema è il fondamentalismo. Paolo di Tarso nella sua lettera ai Romani sostiene che prova dell'errore religioso della cosiddetta idolatria è il fatto che gli "idolatri" praticano rapporti sessuali donne con donne e maschi con maschi. Per lui, il rapporto omosessuale è talmente orribile da costituire una deformazione umana gravissima. Il secondo passaggio del suo ragionamento è che la pratica omosessuale deriverebbe dal non adorare un unico Dio, l'unico Dio vero, quello ebraico. L’adorazione di Dèi diversi è definita dagli ebrei di lingua greca "idolatria", cioè culto di statue, immagini. L’idolatria consisterebbe nello scambiare la creatura con il creatore. E adorare la creatura. Tutti e tre questi presupposti sono senza fondamento. Primo: la morale dei cosiddetti politeisti era pervenuta da tempo a modelli etici altissimi. Non è vero che i cosiddetti "pagani" fossero degli immorali. Inoltre, la pratica omosessuale non è immorale. Qualsiasi comportamento accettato consensualmente tra persone in grado decidere liberamente è morale. Per giunta l'eros e l'amore nobilitano qualsiasi azione. Quindi non è vero che la pratica omosessuale sia immorale, e non è vero che gli idolatri siano immorali. Secondo, non è vero che adorare Dèi diversi sia "idolatria" perché i cosiddetti "pagani" sapevano bene che le immagini e le statue non erano la divinità, ma semplici statue esattamente come chi è inginocchiato di fronte alla statua di sant'Antonio o della Madonna sa bene che la statua non è né Antonio né Maria. I cultori delle antiche religioni sapevano bene che la divinità trascende anche i singoli Dèi e una distinzione radicale tra monoteismo e politeismo è difficile. Terzo, non c'è alcuna connessione tra politeismo e immoralità. Paolo affronta il problema sulla base di una visione etnocentrica (noi siamo i migliori, gli altri sono i peggiori) e di una concezione della sessualità che vanno ambedue radicalmente rifiutate. La lettera ai Romani qui non veicola il messaggio dell'amore indistinto, base della predicazione di Gesù, ma lo confonde con concezioni culturali arcaiche. La Bibbia non ha verità culturale, non ha verità scientifica, non ha verità storica. I testi religiosi, di tutte le religioni, veicolano verità di altro tipo. Considerarli veri da tutti i punti di vista è, appunto, il fondamentalismo.

Quanto fondamentalismo c'è in chi condanna e assolve al posto di Dio? Quanta superbia in chi si sostituisce a Dio?

Abbiate pazienza, ma io posso esprimere la mia opinione? Pago le tasse e sono un cittadino come tanti altri", sbotta ad un certo punto il sacerdote. 
Ma certo che può farlo; tuttavia ne accetti anche le conseguenze. Se la sua è La Verità, deve essere disposto a dimostrarla, non certo appellandosi semplicemente alla libertà di espressione.


Pensiamo a cosa sarebbe accaduto se un islamico, ad esempio, avesse invocato in una moschea, semplicemente appellandosi al Corano, la morte spirituale degli infedeli. Un putiferio. Giustamente.

Nessun commento:

Posta un commento